Italian Agile Movement

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Esistono casi in cui l’usabilità ha a che fare con le parole, con ciò che mi piace definire l’usabilità delle parole. Ci sono parole che pur appartenendo (ovviamente) alla sfera del linguaggio hanno precise conseguenze nella sfera dell’azione, come ad esempio le parole sui comandi delle interfacce. Credo si possa parlare della loro usabilità proprio perché esse si usano; si usano all’interno di un preciso contesto (quello di un’interfaccia) e con un preciso scopo e possono essere più o meno facili da usare. Un esempio, i due pulsanti in grigio sono più faticosi da usare rispetto ai secondi in rosso, anche se hanno la stessa funzione, e ciò dipende solo dalla loro parte testuale.

Parole (o gruppi di parole) come Entra, Invia, Prosegui, Torna indietro, Guarda di nuovo, si fondono con l’azione che indicano, sono l’azione che indicano e allo stesso tempo sono parte dell’oggetto che permette l’azione (in genere un pulsante o un link), sono come gli interruttori della luce sui muri, come le manopole dei fornelli del gas, come le maniglie delle porte e ci permettono di agire e muoverci all’interno di ambienti virtuali. L’importanza della loro usabilità è lampante.

Anche nella vita reale e quotidiana le nostre azioni sono spesso guidate o interdette da indicazioni, comandi che si esprimono attraverso della parole. Ad esempio i divieti, come il vietato entrare o il vietato fumare. Si tratta in genere di messaggi che elaboriamo con immediatezza, dati che il nostro cervello digerisce quasi senza scomodarci, producendo come risposte delle azioni.

Queste sono le informazioni che in un ambiente reale (come una città) o virtuale (come un sito), dovremmo trovare velocemente e capire facilmente. Ma non sempre è così, anzi, alle volte sembra che ci sia chi ci si mette d’impegno per rendere difficili le cose semplici.

Cosa vorrei raccontare? Nel mio intervento parlerò di alcuni casi di “non” usabilità delle parole. Si tratta soprattutto di esempi che ho potuto trarre dalla mia esperienza personale, da vicende di vita quotidiana, in cui parti testuali di indicazioni, tabelloni, etichette, menù, interfacce, restituiscono informazioni confusionarie, ambigue se non addirittura del tutto devianti rispetto al loro scopo reale.

Alcuni dei casi che presenterò:

Mi scusi dov’è il bagno?, una storia sulla forza delle parole, sulle etichette e su come funziona il nostro cervello.
Multa assicurata ai varchi di Roma, una storia sul traffico, sull’inferenza e sulla capacità delle parole di dire il contrario di quanto affermano.
Panini Freschi, storia di un menù un po’ confusionario e del nostro modo di leggere frettoloso e approssimativo, non solo sul web.
Bibliografia

Carrada L., 2007, Il mestiere di scrivere, Apogeo, Milano.
Krug S., 2006, Don’t make me think, Tecniche Nuove, Milano.
Norman D.A., 1990, La caffettiera del masochista, Giunti editore, Firenze – Milano.
Polillo R., 2010, Facile da usare, una moderna introduzione all’ingegneria della usabilità, edizione elettronica, www.rpolillo.it

Sessione presentata da Yvonne Bindi.

Architetto dell’informazione e web writer. Provengo da studi di Comunicazione e di Relazioni Internazionali, con una spiccata passione per la Linguistica, poi l’incontro con l’Architettura dell’Informazione.

Materiale e discussioni: http://joind.in/talk/view/4517

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